Prima delle competenze c’è l’accesso. Una parte della popolazione non ha mai usato internet, in nessuna forma: né per cercare un’informazione, né per inviare un messaggio, né per un servizio pubblico. Per queste persone ogni procedura che diventa solo digitale è un ostacolo in più.
Secondo Eurostat, nel 2025 in Italia non ha mai usato internet il 6,3% delle persone tra 16 e 74 anni. La media europea è del 4,4%. L’Italia è 7ª su 26 Paesi con dati disponibili, dal valore più alto.
Quindici anni di recupero
La strada fatta è lunga. Nel 2010 non aveva mai usato internet il 41,1% degli italiani, contro il 28,7% degli europei: un divario di oltre dodici punti. Oggi la distanza è di 2,0 punti.
Fino al 2021 la quota è scesa di circa due-quattro punti l’anno. Poi la discesa ha rallentato, e nell’ultimo anno si è quasi fermata: la quota italiana è passata dal 6,5% al 6,3%. È tipico delle ultime fasi di diffusione di una tecnologia: restano le persone più difficili da raggiungere.
Dove il fenomeno pesa di più
I valori più alti si registrano in Croazia (10,3%), Portogallo (9,6%), Grecia (9,1%). All’opposto, in Paesi come Irlanda, Paesi Bassi e Svezia la quota è sotto l’1%. L’Italia è nel gruppo di coda insieme a Slovenia e Cipro, sopra la media ma lontana dai casi più critici.
Un problema soprattutto anziano
La quota di chi non ha mai usato la rete cresce con l’età. Tra i 55-64enni italiani è del 7,5%; tra i 65-74enni sale al 19,9%, contro il 16,4% europeo. Nel 2010 era l’83,4%.
Per le amministrazioni significa che un canale non digitale, o un’assistenza di prossimità, resta necessario. Il principio del digital first funziona se accanto c’è un modo per chi non può o non sa usare la rete: uno sportello, un intermediario, un familiare delegato.