Nel 2025 la rilevazione europea sull’uso delle tecnologie digitali ha inserito una domanda nuova: nei tre mesi precedenti avete usato strumenti di intelligenza artificiale generativa, come i chatbot che rispondono a domande o producono testi e immagini?
In Italia ha risposto sì il 19,9% delle persone tra 16 e 74 anni. Nella media dell’Unione la quota è del 32,7%, oltre una volta e mezza il dato italiano. Solo la Romania (17,8%) ha un valore più basso del nostro.
Una classifica con l’Italia in coda
L’uso è più diffuso in Danimarca (48,4%), Estonia (46,6%), Malta (46,5%). In fondo, oltre a Italia e Romania, ci sono Bulgaria (22,5%) e Polonia (22,7%). La distanza italiana riguarda tutti gli usi: per motivi privati 12,8% contro 25,5%, per lavoro 8,0% contro 15,4%, per studio 6,4% contro 9,3%.
Il fattore età
Come ogni tecnologia nuova, l’IA generativa è partita dai più giovani. Tra i 16-24enni italiani la usa il 47,2%, tra i 25-34enni il 31,4%, tra i 65-74enni il 4,5%. Ma il divario con l’Europa è ampio anche tra i giovani: 16,6 punti tra i 16-24enni, 19,3 tra i 25-34enni.
Perché non la usano
La rilevazione chiede anche a chi non ha usato questi strumenti il motivo. La risposta prevalente, in Italia come in Europa, è che non ne hanno avuto bisogno (60,8% dei non utilizzatori italiani). La differenza sta nella seconda risposta: il 19,5% dice di non sapere come usarli, contro il 13,8% europeo.
È un segnale utile per chi si occupa di formazione e di servizi pubblici. Il ritardo italiano non sembra dipendere da diffidenza verso la tecnologia (le preoccupazioni per privacy e sicurezza sono citate meno che altrove), ma da una questione di competenze e di familiarità. È lo stesso nodo che emerge dall’indicatore sulle competenze digitali di base.