L’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese è uno degli indicatori chiave del programma europeo per il Decennio digitale. Eurostat la misura chiedendo alle imprese se usano almeno una di sette tecnologie: analisi del testo, riconoscimento vocale, generazione di linguaggio, riconoscimento di immagini, apprendimento automatico, automazione dei processi, robot o veicoli autonomi.
Nel 2025 in Italia ne ha usata almeno una il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti. La media UE è del 19,9%. L’Italia è 18ª su 27.
Un anno di accelerazione
Il dato più rilevante è la velocità. Nel 2023 usava l’IA il 5,0% delle imprese italiane, nel 2024 l’8,2%, nel 2025 il 16,4%: il doppio in dodici mesi. Anche in Europa la crescita è stata forte (dal 13,5% al 19,9%), ma in Italia è stata più rapida e il divario si è ridotto da 5,3 a 3,6 punti.
La coincidenza temporale con la diffusione degli strumenti di IA generativa è evidente, anche se il dato non permette di attribuire la crescita a una singola tecnologia.
Le piccole imprese recuperano
L’adozione cresce con la dimensione. Nel 2025 usa l’IA il 14,2% delle piccole imprese italiane, il 27,6% delle medie e il 53,1% delle grandi. Tra le grandi il divario con l’Europa è ormai di due punti; tra le piccole, che sono la gran parte del tessuto produttivo, è di meno di tre punti, dopo che nel 2024 superava i quattro.
La mappa europea
In testa alla classifica ci sono Danimarca (42,0%), Finlandia (37,8%), Svezia (35,0%). In fondo Romania (5,2%), Polonia (8,4%), Bulgaria (8,6%). L’Italia è nel gruppo centrale, vicino a Francia (18,2%) e Croazia (15,2%).
L’obiettivo europeo al 2030 è che il 75% delle imprese usi cloud, analisi dei dati o intelligenza artificiale. Per l’IA la distanza resta molto ampia in tutti i Paesi, anche nei più avanzati.