L’obiettivo europeo per il 2030 è che tutte le famiglie siano coperte da una rete gigabit. L’indicatore usato per misurarlo è la copertura delle reti fisse ad altissima capacità (VHCN): la fibra fino all’abitazione (FTTP) e le reti via cavo di ultima generazione.
Secondo i dati 2025 pubblicati da Eurostat, in Italia le reti VHCN coprono il 77,6% delle famiglie. Nella media UE la copertura è dell’85,5%. L’Italia è 23ª su 27.
Dal 30% al 78% in sei anni
Nel 2019 la copertura italiana era del 30,0%, oltre venti punti sotto quella europea (50,3%). Da allora è cresciuta ogni anno, con i salti più forti nel 2021-2022 e nel 2024. Nell’ultimo anno l’aumento è stato di 6,9 punti, tra i più alti in Europa, e il divario con la media UE si è ridotto a 7,9 punti.
In Italia la rete VHCN coincide di fatto con la fibra fino a casa, perché le reti via cavo sono quasi assenti. Per questo i due indicatori hanno lo stesso valore.
Sulla fibra, Italia sopra la media
Se si guarda solo alla fibra fino all’abitazione, il quadro cambia. L’Italia (77,6%) supera la media europea (74,1%) e Paesi come Germania (44,0%), Belgio (35,5%) e Austria (50,9%), che contano molto sulle reti via cavo. Guidano la classifica Romania (96,2%), Spagna (96,0%), Cipro (95,5%).
La distinzione conta: la fibra fino a casa è considerata la tecnologia più adatta a sostenere l’evoluzione delle reti nel lungo periodo, e un buon livello di copertura FTTP è un vantaggio strutturale.
Copertura non è adozione
Un’avvertenza: la copertura misura quante abitazioni potrebbero collegarsi, non quante lo fanno. Tra copertura e abbonamenti effettivi c’è sempre una distanza, che dipende da prezzi, offerte commerciali e percezione dell’utilità di una connessione più veloce. Per scuole, ospedali, uffici pubblici e imprese, avere la rete disponibile è la precondizione; usarla è una scelta.